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domenica 29 agosto 2010

Architettura Seminata, da settembre 2010 fino ad Arte Raccolta 2011

scarica il pdf del progetto >>>>>>

vernice
domenica 29 agosto ore 18 a Spiazzi


laboratorio permanente, di ricerca e sperimentazione, partecipato, inclusivo e coinvolgente fatto di spazi, eventi, incontri dove lo strumento di lavoro principale sarà la natura

A partire dai progetti, realizzati o in corso, dell'associazione e in particolare del gruppo SpiazziVerdi, gli obiettivi sono molteplici: avviare la trasformazione di alcune aree della città attraverso incontri di progettazione partecipata per realizzare orti, giardini e luoghi di benessere, dove lavorare, produrre prodotti alimentari e trascorrere il tempo libero (Zitelle, San Michele, San Giobbe, Forte Marghera, Certosa); socializzare competenze ed esperienze con laboratori di autoproduzione (compostiere da balcone, forno solare, vasi di ceramica, falegnameria per bambini, ....); costruire relazioni tra le persone coinvolte, veneziani e visitatori, a partire dallo scambio di sementi e pratiche alternative di cura di beni comuni, per quella città che vive e lavora, al di là dei circuiti turistici e oltre la commercializzazione degli spazi fisici e culturali.

L'appello di Spiazzi a tutti i cittadini è di diventare *"salvatori di semi"*: mettersi dei semi in tasca e piantarli in un vaso, un giardino, un'aiuola, un'area verde abbandonata, per contrastare la perdita di biodiversità, recuperare un rapporto positivo con la terra e con il cibo che ci offre, contrastare la cementificazione dilagante e...avere tante soddisfazioni!

Tanti progetti e tanti luoghi, quindi, un work.in-progress, visualizzato su una grande mappa, per contribuire alla costruzione di una "comunità urbana del buon vivere" che si estenda, attraverso la rete, anche oltre i confini della laguna.
Esiste un’attitudine creativa positiva negli abitanti della città di Venezia. I veneziani tendono a rendere malleabile, dilatandola, la soglia tra l’interno delle case e la strada. Questa linea di confine acquista tridimensionalità e invade i campi, i campielli e le calli.
Si mescola l’uso privato e pubblico degli spazi urbani, così come la facilità alla socializzazione, in uno spazio liberato dalle auto, con risultati alle volte sorprendenti. Un’attitudine che va coltivata. Abbiamo scelto di usare questa predisposizione come una risorsa prima, convinti che la sperimentazione di nuove forme di progettazione partecipata possa innescare dinamiche positive.
Rimettere al centro la natura, a Venezia, significa essere consapevoli che la città è parte fondante di uno straordinario parco naturale, la laguna e le sue isole.
E allora anche tra campi e campielli, nella città di pietra, si possono individuare e recuperare aree verdi e corti e giardini e antichi orti e aiuole e balconi, che possono diventare straordinari serbatoi di biodiversità. Così come quelle aree abbandonate e marginalizzate ai bordi della laguna, dove l'acqua si incontra con la terra e con la tangenziale e l'area industriale di Porto Marghera.
La finalità è la riprogettazione di aree in disuso, abbandonate, marginalizzate o semplicemente trascurate, per trasformarle in luoghi collettivi di socializzazione o in luoghi di ri-conquista del verde, attraverso la promozione e la pratica di una cultura alternativa del vivere nella comunità e nel territorio. Uno sforzo che si concentra soprattutto nella ricostruzione di relazioni perdute e nella colonizzazione di quei luoghi che Gilles Clement definirebbe come “terzo paesaggio”, nicchie di biodiversità che nel nostro caso includono l’essere umano, ma che coinvolgono anche i singoli cittadini e i loro spazi privati.
L'obiettivo del progetto andrà via via definendosi e sviluppandosi assieme al crescere dei nostri ortaggi: dalla realizzazione di corsi di formazione sulla permacoltura e agricoltura sinergica, alla sperimentazione di forme di autoproduzione e condivisione, al recupero di colture abbandonate e riscoperta di varietà antiche o dimenticate, alla costruzione di una rete di persone interessate ad acquisire un rapporto diretto con la terra, all’attivazione di collaborazioni e sinergie con soggetti istituzionali e no (scuole, municipalità, carcere, Ire, gruppi di acquisto solidale, associazioni, etc) che permetta, tramite la coltivazione e la cura diretta da parte dei cittadini di appezzamenti di terreno, la riqualificazione di spazi verdi (giardini abbandonati, terreni di risulta, spazi pubblici trascurati, parchi urbani maltrattati…) e il recupero della biodiversità e delle tradizioni locali.
Con Architettura Seminata, a partire dai numerosi progetti e attività dell'associazione realizzati o in corso, si intende coinvolgere attivamente i veneziani e i visitatori ospiti della città per la costruzione di quella che abbiamo chiamato "comunità urbana del buon vivere", che si estende, attraverso la rete, anche oltre i confini della laguna.
Il progetto sarà dunque un laboratorio permanente, di ricerca e sperimentazione, partecipato e coinvolgente, in cui socializzare le competenze e le esperienze, elaborare idee e progetti su e per quella città che vive e lavora tra calli e campi e case di pietra e giardini nascosti, al di là dei circuiti turistici e oltre la commercializzazione degli spazi fisici e culturali.

IL PROGETTO
Architettura seminata è un progetto fatto di spazi, eventi, laboratori e incontri, dove lo strumento di lavoro principale sarà la natura. L’intento è quello di dare la possibilità a chiunque di attivare pratiche di trasformazione degli spazi attraverso esperienze di convivenza creativa.
Venezia come un laboratorio di attività che potranno essere trasferite in qualsiasi altro luogo. Un work-in-progress che non si esaurisce con questa iniziativa ma proseguirà nel tempo allargandosi ad altri spazi della città.
Si intende sviluppare un programma di iniziative che si articolano nell'arco dell'anno 2010, e anche oltre, con l'intenzione di promuovere e radicare i propri contenuti, “seminando”in città una serie di buone pratiche per la vivibilità dei luoghi e l'uso produttivo del tempo libero.
Un progetto-processo, dunque, che unisce pratiche diverse, di trasformazione urbana dei luoghi con metodi partecipativi e inclusivi e di iniziative, laboratori, incontri che promuovono la sperimentazione di pratiche alternative di cura del bene comune quale strada più efficace e piacevole per creare le condizioni di un benessere allo stesso tempo personale e collettivo. Un approccio che ritiene essenziale il riconoscimento, la salvaguardia e la promozione della biodiversità sia naturale che sociale. Crediamo che questo sia possibile soltanto se si recupera un patrimonio di conoscenze storiche e tradizionali rendendole attive e positive nel contemporaneo.
Vanno in questa direzione le “Prove Tecniche di Comunità Urbana del Buon Vivere”, il ciclo di incontri pratici e teorici appena conclusi a Spiazzi, così come la Scuola estiva della decrescita, entrambi sostenuti dal Comune di Venezia.

GLI SPIAZZI DELLA SEMINA E DEL RACCOLTO
Il progetto, o meglio dire i progetti, si svolgeranno all'interno di alcuni luoghi preferenziali, di seguito descritti. Questi saranno tuttavia solo il cuore di un albero che speriamo che si ramifichi e fruttifichi coinvolgendo altri spazi, anche privati, in un processo di contaminazione che possa finalmente sfuggire al nostro controllo.
Spiazzi 1 è un centro artistico e sociale indipendente, la cui caratteristica è quella di vedere uniti una galleria, laboratori per artisti e progetti di “arte del verde”.
La sede si trova a cinque minuti dall’Arsenale. Dopo 7 anni di attività continua la sua sperimentazione artistica di produzione (design, ceramica e fotografia) e formazione; dispone di uno spazio di 200 metri quadri in due sale completamente rinnovate e di una tipica corte veneziana interna.
Costituirà il centro informativo e progettuale dell'intero progetto, oltre ad ospitare laboratori e incontri pubblici.
In una grande mappa della Laguna di Venezia saranno indicati i luoghi attuali e futuri della sperimentazione. Le due sale espositive si trasformeranno in laboratorio per workshop coordinati da creativi, fotografi, architetti, botanici e naturalisti, dove si studieranno micro-interventi sugli spazi pubblici cittadini ed ai quali chiunque potrà partecipare.
Installazioni multimediali accompagneranno i visitatori in un viaggio alla scoperta dei luoghi in trasformazione.
Fortespiazzi a Forte Marghera, attivo da inizio 2009, è un laboratorio e sala polifunzionale di 300 metri quadri, a metà strada fra la Venezia insulare e la Terraferma. Un immobile dei primi del Novecento inserito nell’Isola “verde” di Forte Marghera di cinquanta ettari. Forte Marghera è una struttura fortificata ottocentesca oggi a disposizione della città, per iniziative ricreative e culturali.
Sarà il luogo dei laboratori sui materiali (carpenteria, falegnameria, ceramica e altro) nonché della sperimentazione di coltivazioni in campo aperto (cereali).
Le Zitelle è il luogo originario di SpiazziVerdi, mille metri quadri di hortus conclusus in un ex convento della Giudecca che diventano un incrociarsi di antichi saperi (la creazione di un orto antico) e di nuove tecniche (l’agricoltura sinergica di Emilia Hazelip).
Nell’orto sinergico della Giudecca, SpiazziVerdi continuerà nella sua opera di pratiche agricole accompagnata dalla sperimentazione sulle forme della natura (è in atto una ridefinizione degli spazi in base alle nuove esigenze del gruppo di ortolani); continuerà e verrà sviluppata la relazione con gli anziani residenti.
Area Verde del Lavander, a Cannaregio, è uno spazio aperto tra le case, prezioso ma abbandonato da molti anni. E’ richiesto dal Comune di Venezia un intervento di riattivazione dello spazio, coinvolgendo nella progettazione anche gli abitanti.
Qui ci sperimentiamo per la prima volta come facilitatori per una progettazione dal basso dagli esiti ancora incerti.

LE PRATICHE
Svilupperemo alcune attività già in essere e ne proporremo di nuove.
L'obiettivo è da una parte di trasformare alcune aree della città con l'intenzione di coinvolgere i cittadini, con i quali progettare e realizzare orti, giardini e luoghi di benessere, dove lavorare, produrre prodotti alimentari e trascorrere il tempo libero. Dall'altra costruire relazioni tra le persone coinvolte, veneziani e visitatori.

1 - LA MAPPA BIOREGIONALE
Si tratta di un progetto articolato che implica il coinvolgimento di cittadini, ragazzi, anziani e si può sviluppare per fasi, anche parallele.
La costruzione di una grande mappa, esposta a Spiazzi1, sarà la sintesi delle varie attività svolte sul territorio.

Tecniche di comunità urbana del buon vivere. Il video.
Il video documenta le attività dell'associazione Spiazzi Verdi degli ultimi mesi, dalla messa a punto del progetto fino alle attività realizzate.
Protagonisti sono gli stessi soci dell'Associazione, che raccontano le loro aspirazioni dell'associazione e il tentativo di diffondere a Venezia la cultura dell'orto, dell'autoproduzione, della sostenibilità e del riavvicinamento alla cultura contadina.
Il video mostra i laboratori, gli incontri, il lavoro in orto, le tecniche applicate (l'agricoltura sinergica), i progetti futuri (l'impegno di una coltivazione a Forte Marghera) fino ai momenti più "situazionisti" del guerilla gardening.
Durata 15' circa.

I serbatoi di biodiversità
Grazie alla collaborazione con un’agenzia ricerche storico-archeologiche, si individueranno i luoghi di Venezia, anticamente dedicati alla produzione agricola e orticola. Si procederà quindi alla mappatura degli spazi e al recupero delle sementi di cui si ha testimonianza.

Il percorso della memoria
Verranno coinvolti gli anziani della Residenza Ire delle Zitelle e in generale gli anziani della Giudecca per la ricostruzione, attraverso uno stimolo al racconto e al viaggio nella memoria, dell'identità dei luoghi e delle tradizioni.

Il recupero delle tradizioni agricole lagunari
Saranno i ragazzi di Sant'Erasmo ad iniziare un percorso di coinvolgimento di agricoltori e pescatori dell'isola attraverso video-interviste e disegni, per arrivare alla ricostruzione e riscoperta di tecniche colturali, di attrezzi, di sementi tipiche, di ricette, storie e filastrocche legate alla tradizione agricola e di pesca della laguna.

I salva-semi
Le relazioni tra le persone possono instaurarsi a livello fisico attraverso la condivisione delle esperienze, ma anche attraverso lo scambio di semi.
Verrà quindi lanciato un appello cittadino a chi voglia diventare un “salva-semi”.
Saranno distribuiti alcuni dei semi raccolti da SpiazziVerdi, ma principalmente si inviteranno le persone ad accudire i propri semi, a seminarli e riprodurli.
L'intento è quello di creare anche una rete di persone dedicate al mantenimento delle varietà recuperate.
La rete dei “salva-semi” verrà visualizzata in una grande mappa, che andrà via via ad arricchirsi durante l'evento stesso.

2 - TECNICHE DI COMUNITA' URBANA DEL BUON VIVERE

laboratori di autoproduzione
cucinare con le erbe di Venezia e dintorni
vasi e vasetti di ceramica
bokhashi e compostiere da balcone
falegnameria per bambini
forno ed essiccatore solari
…....
laboratori di progettazione condivisa
L'orto delle Zitelle
I cereali a Forte Marghera
Orto dei frati di San Michele
…...
Artigiani per il verde
Edizione di Manos-green
…....
Spiazzi bimbi
Serate di “sferruzzamento” (knit café)
Laboratori casette pipistrelli
Laboratorio spaventapasseri artistici
…...
3 - SPIAZZIVERDI R-ESISTENTI
Facciamo vedere scorci verdi
Preludio alla Biennale d’Arte 2011 “spiazzi, arte raccolta”, andremo a caccia di spiazzi verdi; verranno fotografati giardini e aree verdi nascoste, in una sorta di percorso segreto, scorci verdi visti da un buco dentro un muro. Per restituire a tutti almeno il godimento visivo di un albero o di un arbusto.

Azioni di guerrilla gardening
Vorremmo che ciascuno dei partecipanti e simpatizzanti del nostro progetto portasse in tasca con sé dei semi, noccioli di ciliegia o semi di zucca, a piacere e ogni tanto, come per liberazione dallo stress, ne gettasse uno in un giardino, in un aiuola, lungo il bordo di una strada. Piccoli gesti di resistenza alla cementificazione dilagante.

mercoledì 17 marzo 2010

Prove Tecniche di Comunità Urbana del Buon Vivere


Continua fino al 6 giugno "Prove Tecniche di Comunità del Buon Vivere". Vai al blog di Spiazziverdi per essere aggiornato su tutti gli eventi, le serate del venerdì a Spiazzi, i corsi e i workshop pratici in orto alle zitelle.
Prossimo incontro venerdì 19 marzo a Spiazzi alle 18 con Ellen Bermann di Transition Town Italia che ci parterà di "Città in transizione".


martedì 24 novembre 2009

Cena sociale e Stranasta

domenica 20 dicembre pranzo sociale natalizio, giochi, cotillons e STRANASTA finale. Come l'anno scorso ogni socio è invitato a portare qualche prelibatezza e a comunicarla in anticipo all'organizzazione per darci la possibilità di stilare il "menù natalizio".

venerdì 7 dicembre 2007

Piante medicinali dei Lecos Boliviani

Le fotografie dell'esposizione ritraggono i soggetti di uno studio sull'uso curativo tradizionale delle piante nelle comunità Lecos in Sudamerica. I Lecos sono un gruppo etnico scarsamente considerato a livello antropologico ed etnografico, che vive nell’ Amazzonia Boliviana. Questa etnia abita un territorio caratterizzato dal più elevato indice di biodiversità in Bolivia ed ha dunque avuto la possibilità di conoscere e sperimentare una vastissima gamma di specie floristiche e faunistiche per adattarsi e vivere in questi ambienti.
Lo scopo del progetto è di raccogliere ed ordinare le informazioni sulle conoscenze etnobotaniche e rendere disponibile alle scuole indigene tale materiale in forma scritta come base didattica per il recupero del sapere tradizionale.
L'idea è di produrre un documento durevole nel tempo su informazioni che, custodite nel ricordo non più perpetuato tra le generazioni, stanno sparendo con la memoria dei più anziani.
Scrivendo ed ordinando informazioni sulle conoscenze, che da millenni sono state tramandate solo oralmente, si può contribuire infatti a rivalutare e conservare il patrimonio culturale di un popolo.
La raccolta delle informazioni è avvenuta attraverso interviste effettuate a 14 “Curanderos”, uomini e donne medicina, di 5 comunità indigene native. Questi esperti di fitoterapia hanno fornito nozioni sulle proprietà delle piante, le parti da utilizzare e la loro preparazione. Anche gli alunni delle scuole locali hanno contributo al lavoro intervistando i loro famigliari.
La ricerca finora svolta ha induviduato un centinaio di specie utili e 148 ricette curative tradizionali.
Tutte le indicazioni verranno scritte in un libro-quaderno, contenente i dati registrati durante la ricerca, che verrà usato dai ragazzi per incrementare ulteriormente il recupero delle conoscenze sull'uso della biodiversità nei territori Lecos.

lunedì 15 maggio 2006

Happening

Una parete bianca e il silenzio. Colori, strumenti per intervenire e tasti di pianoforte.
In una miscela d'arti e di modi d'espressione sempre in movimento, il silenzio si trasformerà in musica e il bianco prenderà corpo. Col tuo contributo ed un continuo metterci in gioco daremo vita a un unico lavoro che
poi ci porteremo via, a tocchetti.
Francesco Liggieri, Mirko Morello, Dario Santacroce, Mauro Arrighi, Gianluca Sanvido, Michela Pedro ,e la pianista Ai
progetto all'interno di PrivateGallery

sabato 1 aprile 2006

Pablo Villagomez e Pablo Gozalves "paesaggio interiore"

Pablo Gozalves
Nella pittura di Pablo Gozalves si può rintracciare
l’origine storica di quella corrente della grande pittura
quattrocentesca italiana, da Sandro Botticelli e Filippino
Lippi, ma anche di alcune tendenze della figuratività
fiamminga posteriore.
Rembrandt innnazi tutto: il Rembrandt incisore,
non l’artista che inonda la tela di colore, ma quello che
taglia e tormenta la materia per estrarne impercettibili
residui di luce pura. Esuberante di materia scavata
dagli “avatares” della linea sono già, in questo senso,
le prove, i bozzetti, i disegni, le matericissime maquetas
di Gozalves, che preludono ai suoi dipinti “maturi”.
In Gozalves come negli artisti della “precision” europea
(Schiele, senz’altro, ma anche, per altri versi, Bacon
e Freud), la ricerca del colore resta tuttavia inelusa.
La pittura deve perseguire il colore, lo deve assillare:
il colore è il bersaglio da cui gli strumenti del pittore
non possono distogliersi.
Gozalves è latore di un’altra passione. È la passione
della linea, che può solo essere tentativo, ricerca,
amorevole interrogazione, e che induce lo spettatore
di ogni figura, di ogni ritratto, a una ponderazione
misteriosa. Il lavoro infaticabile della linea propone
domande a cui l’arte della pittura non può fornire
risposta certa. Com’è possibile che le immagini
interrogate dalla linea non “pongan el grito en el cielo”
– non esplodano in carneficine di colore – dal deserto
in cui l’artista le trova “esiliate”?
Claudio Cinti

Pablo Villagomez
“presenza come assenza”
“Non è la stessa cosa schermo o riflesso” afferma Pablo.
“Quando ho iniziato questo lavoro, pensavo che il
riflesso di un televisore potesse mostrare solo
l’immagine trasmessa sullo schermo”.
Una volta presi i pennelli, l’artista non riuscì a formare
una sola immagine con entrambi i concetti “perchè
riflesso e schermo non sono la stessa cosa”.
“Come spiega questa affermazione?” In questi schermi
televisivi appaiono scene di “Nosferatu” o “Il cavaliere
senza testa”, film visti più volte dall’artista, così ha scelto
scene specifiche riassuntive.
...il film
Da questa immagine nasce il secondo discorso.
Si riconoscono gli inquilini della casa dove è acceso il
televisore. Si vede la sala con una famiglia riunita
attorno all’apparecchio e si riconosce anche Pablo in
adorazione. Da notare come in questa seconda fase
sembri un riflesso dello schermo.
Un terzo discorso sorge nel momento in cui lo spettatore
affronta l’opera; siamo noi che fissiamo l’ultimo sguardo
generato chiaramente da quel primo momento in cui
l’artista si trovava vicino al televisore e davanti
alla tela bianca. Le televisioni di Villagomez, elaborate
inizialmente come semplici oggetti di uso quotidiano,
ci appaiono come quattro rappresentazioni quasi
sovrapposte. Pablo spiega come inizialmente
voleva l’oggetto nella sua totalità, perciò lo ricrea
con le pennellate.
Ciò nonostante quando ha dovuto dipingere lo schermo
si è trovato con frammenti simultanei di una realtà
difficile da inquadrare

venerdì 20 maggio 2005

Precario 'collettiva fotografica'

Dieci giovani fotografi si interrogano su un "tema tosto" come quello della precarietà, analizzato sotto tutti gli aspetti. Ognuno ha avuto infatti piena libertà nella scelta del soggetto, nel numero delle foto, nel formato e nelle modalità di esposizione delle foto. Unico vincolo il "bianco e nero", scelta obbligata dato che le fotografie verranno stampate direttamente dagli stessi fotografi nella camera oscura di Spiazzi.

domenica 17 aprile 2005

U.S.O. Unidentified Submerged Objects

Programma Televisivo che tratta di ogni fenomeno bizzarro che ha origine o destinazione finale nelle profondità marine, fluviali o lacustri. Avvistamenti di oggetti sommersi, sottomarini fantasma, animali fantastici come i kraken, le gigantesche piovre del Pacifico o i leggendari serpenti di mare.
Basi aliene sottomarine, inspiegabili fenomeni naturali, reliquie di civiltà sottomarine.
A differenza dei numerosi magazines che affollano lo scenario televisivo, USO evita la strada del riassunto di casi universalmente noti e si concentra su episodi poco noti avvenuti dietro il cortile, o meglio, dietro moli e porticcioli di periferia.
Ogni puntata monografica dura 5 minuti, parte da un recente, discusso, avvistamento in mare e si avvale della collaborazione di quotati esperti di criptozoologia ed ufologia.
Schede grafiche realizzate con tecniche miste non convenzionali quali collages, decoupage e scrittura su pellicola si occuperanno di riallacciare i fenomeni documentati con cicli mitologici, racconti marinari dell’Ottocento , historia animalium del XVI secolo.

sabato 12 marzo 2005

Giovanni Pancino e Tommaso Zammarchi "Sretan Put"

Sretan put (buon viaggio) è l’augurio rivolto al viaggiatore lungo le strade della Bosnia Erzegovina
Quello che ha accompagnato, rispettivamente nella primavera e l’estate del 2004, i viaggi di Giovanni Pancino e Tommaso Zamarchi, due giovani fotografi veneziani. A così breve distanza l’uno dall’altro, i loro lavori raccontano uno stesso paese con linguaggi visivi profondamente diversi, ma accomunati dal rigore tecnico e dalla forza evocativa. Ciò accresce l’intensità di una testimonianza straniante e coinvolgente su un territorio ancora profondamente segnato dalle ferite di una guerra rimossa dalla coscienza europea e allo stesso tempo rende omaggio alle potenzialità del linguaggio fotografico. In occasione dell’inaugurazione, due giovani storici esperti di storia dei Balcani (Eric Gobetti, dell’Università di Torino e Stefano Petrungaro dell’Università di Venezia).
Castello 3865 - 30122 Venezia +393497343853 - infospiazzi(at)gmail.com