Questa
mostra vuole esplorare un soggetto, la biancheria stesa, che se affrontato
da un veneziano potrebbe sembrare alquanto ostico. Dico questo perchè
quando Robert ci ha parlato del suo progetto eravamo alquanto dubbiosi,
se abiti a Venezia ne hai viste veramente "di tutti i colori"
e ormai hai un occhio smaliziato nei confronti di tutto ciò che
è appeso ai balconi. Un americano ha sicuramente un altro approccio,
e l'attitudine di Knott è stata comunque quella del rigore delle
forme ed in molti casi della ricerca di una purezza dei colori (le foto
sono infatti tutte a colori). Un'altra cosa va aggiunta, ogni tanto è
bene che noi italiani ci facciamo un po' osservare dagli altri, senza
veli, in mutande...
La
parola all’artista:
“Per
cercare di mettere a fuoco i miei giornalieri vagabondaggi degli ultimi
sei mesi vissuti a Venezia, ho deciso di creare una composizione fotografica
su alcuni aspetti della vita veneziana, al di fuori degli usuali cliché.
In mezzo alla colorata biancheria che si trova un po’ ovunque gironzolando
lontano dalle grandi direttive turistiche, sono rimasto attratto dalla
contrapposizione tra la spontaneità di questi fili colorati di
bucato e i sottostanti particolari della città monumentale. Visitando
ancora ed ancora sempre gli stessi luoghi, ho realizzato che questa biancheria,
che cambia costantemente, diventa essa stessa una fondale immaginario
sì ricco e vario, esattamente come gli elementi architettonici
da cui pende. Spero che la vasta gamma di immagini proposte riveli qualcosa
della ricchezza e varietà di questo peculiare aspetto della vita
veneziana.”
domenica 1 maggio 2005
domenica 17 aprile 2005
U.S.O. Unidentified Submerged Objects
Programma Televisivo che tratta di ogni fenomeno bizzarro che ha origine
o destinazione finale nelle profondità marine, fluviali o lacustri.
Avvistamenti di oggetti sommersi, sottomarini fantasma, animali fantastici
come i kraken, le gigantesche piovre del Pacifico o i leggendari serpenti
di mare.
Basi aliene sottomarine, inspiegabili fenomeni naturali, reliquie di civiltà sottomarine.
A differenza dei numerosi magazines che affollano lo scenario televisivo, USO evita la strada del riassunto di casi universalmente noti e si concentra su episodi poco noti avvenuti dietro il cortile, o meglio, dietro moli e porticcioli di periferia.
Ogni puntata monografica dura 5 minuti, parte da un recente, discusso, avvistamento in mare e si avvale della collaborazione di quotati esperti di criptozoologia ed ufologia.
Schede grafiche realizzate con tecniche miste non convenzionali quali collages, decoupage e scrittura su pellicola si occuperanno di riallacciare i fenomeni documentati con cicli mitologici, racconti marinari dell’Ottocento , historia animalium del XVI secolo.
Basi aliene sottomarine, inspiegabili fenomeni naturali, reliquie di civiltà sottomarine.
A differenza dei numerosi magazines che affollano lo scenario televisivo, USO evita la strada del riassunto di casi universalmente noti e si concentra su episodi poco noti avvenuti dietro il cortile, o meglio, dietro moli e porticcioli di periferia.
Ogni puntata monografica dura 5 minuti, parte da un recente, discusso, avvistamento in mare e si avvale della collaborazione di quotati esperti di criptozoologia ed ufologia.
Schede grafiche realizzate con tecniche miste non convenzionali quali collages, decoupage e scrittura su pellicola si occuperanno di riallacciare i fenomeni documentati con cicli mitologici, racconti marinari dell’Ottocento , historia animalium del XVI secolo.
sabato 12 marzo 2005
Giovanni Pancino e Tommaso Zammarchi "Sretan Put"
Sretan
put (buon viaggio) è l’augurio
rivolto al viaggiatore lungo le strade
della Bosnia Erzegovina
Quello che ha accompagnato, rispettivamente nella primavera e l’estate del 2004, i viaggi di Giovanni Pancino e Tommaso Zamarchi, due giovani fotografi veneziani. A così breve distanza l’uno dall’altro, i loro lavori raccontano uno stesso paese con linguaggi visivi profondamente diversi, ma accomunati dal rigore tecnico e dalla forza evocativa. Ciò accresce l’intensità di una testimonianza straniante e coinvolgente su un territorio ancora profondamente segnato dalle ferite di una guerra rimossa dalla coscienza europea e allo stesso tempo rende omaggio alle potenzialità del linguaggio fotografico. In occasione dell’inaugurazione, due giovani storici esperti di storia dei Balcani (Eric Gobetti, dell’Università di Torino e Stefano Petrungaro dell’Università di Venezia).
Quello che ha accompagnato, rispettivamente nella primavera e l’estate del 2004, i viaggi di Giovanni Pancino e Tommaso Zamarchi, due giovani fotografi veneziani. A così breve distanza l’uno dall’altro, i loro lavori raccontano uno stesso paese con linguaggi visivi profondamente diversi, ma accomunati dal rigore tecnico e dalla forza evocativa. Ciò accresce l’intensità di una testimonianza straniante e coinvolgente su un territorio ancora profondamente segnato dalle ferite di una guerra rimossa dalla coscienza europea e allo stesso tempo rende omaggio alle potenzialità del linguaggio fotografico. In occasione dell’inaugurazione, due giovani storici esperti di storia dei Balcani (Eric Gobetti, dell’Università di Torino e Stefano Petrungaro dell’Università di Venezia).
lunedì 1 novembre 2004
Elisa Simoni "mosaici"
Riflessi, effetti luminosi che provengono da un materiale tutto veneziano:
il vetro- luminoso, trasparente,fragile,che si alterna alla forza e
all'imponenza del del marmo.
Questi sono gli accenti che si colgono nll'istante, voluti dalla mosaicista Elisa Simoni per questo suo nuovo ciclo di opere. Tale processo artistico è assai vicino alle ricerche stilistiche del pittore catalano Sergi Barnils,incontrato a Barcelona nel 2003, il quale ha accompagnato con discrezione e stima questa ricerca che fonde due tecniche artistiche molto suggestive.
Dunque l'encausto di Barnils diventa mosaico, si frantuma, si disgrega, si ricompone, si fonde.
Dietro a tutto ciò è presente una dedizione manuale lenta, meticolosa, dove la riflessione è padrona sull'emozione, ponendo pause, momenti d'attesa. Diqui il risultato di segni ritmici, cadenzati, che vanno a scoprire un mondo reale e spirituale, in una fusione tra antico e moderno, impreziosito dai contrasti tra il vetro e il marmo, tra la ricchezza dell'oro e la povertà del bitume, e che scrutando attentamente è ricco di un'infinità di
particolari, ricco di corrispondenze da preservare.
La Simoni approda a Venezia dopo alcune tappe significative ed importanti degne di gratificazione per una giovane artista ravennate; ha partecipato alla realizzazione della mostra "Muse mosaico" in collaborazione con Sandro Chia, e con diversi artisti di fama internazionale quali Dario Fo, Piero Gilardi.
Numerosi sono i riconoscimenti a concorsi, e realizzazioni di monumenti per le città di Ravenna, Miramare di Rimini, Punta marina terme.
Attualmente vive e lavora nel suo laboratorio di mosaico a Lugo (Ra) nel quale svolge corsi privati di mosaico, ed è docente presso l'università degli adulti e di diverse scuole del territorio ravennate.
il vetro- luminoso, trasparente,fragile,che si alterna alla forza e
all'imponenza del del marmo.
Questi sono gli accenti che si colgono nll'istante, voluti dalla mosaicista Elisa Simoni per questo suo nuovo ciclo di opere. Tale processo artistico è assai vicino alle ricerche stilistiche del pittore catalano Sergi Barnils,incontrato a Barcelona nel 2003, il quale ha accompagnato con discrezione e stima questa ricerca che fonde due tecniche artistiche molto suggestive.
Dunque l'encausto di Barnils diventa mosaico, si frantuma, si disgrega, si ricompone, si fonde.
Dietro a tutto ciò è presente una dedizione manuale lenta, meticolosa, dove la riflessione è padrona sull'emozione, ponendo pause, momenti d'attesa. Diqui il risultato di segni ritmici, cadenzati, che vanno a scoprire un mondo reale e spirituale, in una fusione tra antico e moderno, impreziosito dai contrasti tra il vetro e il marmo, tra la ricchezza dell'oro e la povertà del bitume, e che scrutando attentamente è ricco di un'infinità di
particolari, ricco di corrispondenze da preservare.
La Simoni approda a Venezia dopo alcune tappe significative ed importanti degne di gratificazione per una giovane artista ravennate; ha partecipato alla realizzazione della mostra "Muse mosaico" in collaborazione con Sandro Chia, e con diversi artisti di fama internazionale quali Dario Fo, Piero Gilardi.
Numerosi sono i riconoscimenti a concorsi, e realizzazioni di monumenti per le città di Ravenna, Miramare di Rimini, Punta marina terme.
Attualmente vive e lavora nel suo laboratorio di mosaico a Lugo (Ra) nel quale svolge corsi privati di mosaico, ed è docente presso l'università degli adulti e di diverse scuole del territorio ravennate.
sabato 23 ottobre 2004
Door to door
Sabato 23 ottobre alle 19.30 all’Associazione Culturale Spiazzi
potrete assistere a door to door – cultura in svendita, performance in
un atto unico di presentazione del libro “Pensieri diversi in versi”
- Vademecum poetico-astrologico del pellegrino lost in the sense of doing things
quietly di Elizabeth Sherwood. A cura della Rooming-In Homework Production.
Ingresso libero.
Door
to door – cultura in svendita è una proposta di Marisa Florian.
Con Marisa Florian, Elizabeth Sherwood e con la partecipazione straordinaria
della Contessa Platessa Basinska Brancusi.
“Il
nostro lavoro nasce spontaneamente come necessità di essere, appartenere,
e misurarsi col mondo che gira intorno all’arte che è fatto anche
di creatività oltre che di svendite.
Ci piacerebbe viaggiare nella sfera della gratuità ma non essendo contesse ancora coviamo sentimenti mercenari.
Per ora offriamo il nostro spirito in qualche modo goliardico, per niente assoluto né sublime, ma come al solito ben appoggiato ai sistemi precotti e preconfezionati delle arti e dei mestieri.
Intanto continuiamo ad immaginarci un mondo telepatico dove queste cose non dovremo né scriverle e né recitarle perché le avremo già capite.
Insieme aspettiamo l’era dell’acquario.
Nel frattempo riponiamo tutta la nostra fiducia nella Contessa.
Confidiamo che grazie al suo tempo libero e alla posizione che la contraddistingue
essa possa finalmente portare la luce.
Insieme a lei non cercheremo il senso delle cose, ma semmai cavalcheremo gli eventi ben salde alle briglie di questo gioco di equilibri.
Le cose le avremo già comprese, non ci scandalizzeremo più di fronte a nulla.
La Contessa ci guiderà giù dal dirupo e insieme a lei ci tufferemo nell’accettazione dei nostri limiti, perse per sempre nell’immensità degli oceani.”
Ci piacerebbe viaggiare nella sfera della gratuità ma non essendo contesse ancora coviamo sentimenti mercenari.
Per ora offriamo il nostro spirito in qualche modo goliardico, per niente assoluto né sublime, ma come al solito ben appoggiato ai sistemi precotti e preconfezionati delle arti e dei mestieri.
Intanto continuiamo ad immaginarci un mondo telepatico dove queste cose non dovremo né scriverle e né recitarle perché le avremo già capite.
Insieme aspettiamo l’era dell’acquario.
Nel frattempo riponiamo tutta la nostra fiducia nella Contessa.
Confidiamo che grazie al suo tempo libero e alla posizione che la contraddistingue
essa possa finalmente portare la luce.
Insieme a lei non cercheremo il senso delle cose, ma semmai cavalcheremo gli eventi ben salde alle briglie di questo gioco di equilibri.
Le cose le avremo già comprese, non ci scandalizzeremo più di fronte a nulla.
La Contessa ci guiderà giù dal dirupo e insieme a lei ci tufferemo nell’accettazione dei nostri limiti, perse per sempre nell’immensità degli oceani.”
venerdì 1 ottobre 2004
Max Solinas e Giovanni Casellato "scultura e design"
Max
Solinas nasce a Venezia nel 1963, e dopo anni spesi a ricercare la propria
collocazione nella vita, attraverso lo studio, approda negli ultimi anni
nel inondo della scultura: seguendo vari maestri.
Dopo una prima fase sullo studio della figura. Rivolge l’interesse alla stilizzazione della stessa, e fino ad ora rivolge la propria ricerca di linee semplici, ma importanti.
Egli mira a sopprimere ogni dettaglio decorativo, aspirando a forme essenziali. sconfinando a tratti, in una sensibilità astratta palpabile.
Quando il "legno" non riesce più ad esaudire i propri progetti, fa uso di materiali diversi, vetro, policarbonato, bronzi patinati per realizzare oggi, opere concettuali, che come dice lui, debbano comunicare e far comunicare.
Vive e lavora nel Veneto, dividendosi tra Venezia. Treviso e Belluno in mezzo alla natura da dove trae l’energia vitale e fantasiosa per la sua attività, e dove ben volentieri ospita le persone interessate al suo mondo, ospitandole nella sua suggestiva casa-atelier.
Giovanni Casellato nato nel 1968, risiede a Coste di Maser, in provincia di Treviso. Laureato in Architettura a Venezia e da alcuni anni lavora come designer. Si occupa di progettazione e realizzazione d'interni per residenze, uffici, negozi, show rooms e allestimenti fieristici. Collabora con ditte produttrici d'arredamento contemporaneo per la progettazione e realizzazione di prototipi. In particolare modo realizza arredi e complementi prevalentemente costituiti in acciaio, come elemento da valorizzare nel suo aspetto naturale, grazie ad interventi di smerigliatura o ossidatura e verniciatura trasparente che ne esaltano le caratteristiche peculiari, rendendo percettibili linee pulite.
Le forme degli oggetti d'arredo presentati sono pensate e prodotte artigianalmente, senza per questo precluderne il naturale inserimento in dinamiche produttive seriali.
Dopo una prima fase sullo studio della figura. Rivolge l’interesse alla stilizzazione della stessa, e fino ad ora rivolge la propria ricerca di linee semplici, ma importanti.
Egli mira a sopprimere ogni dettaglio decorativo, aspirando a forme essenziali. sconfinando a tratti, in una sensibilità astratta palpabile.
Quando il "legno" non riesce più ad esaudire i propri progetti, fa uso di materiali diversi, vetro, policarbonato, bronzi patinati per realizzare oggi, opere concettuali, che come dice lui, debbano comunicare e far comunicare.
Vive e lavora nel Veneto, dividendosi tra Venezia. Treviso e Belluno in mezzo alla natura da dove trae l’energia vitale e fantasiosa per la sua attività, e dove ben volentieri ospita le persone interessate al suo mondo, ospitandole nella sua suggestiva casa-atelier.
Giovanni Casellato nato nel 1968, risiede a Coste di Maser, in provincia di Treviso. Laureato in Architettura a Venezia e da alcuni anni lavora come designer. Si occupa di progettazione e realizzazione d'interni per residenze, uffici, negozi, show rooms e allestimenti fieristici. Collabora con ditte produttrici d'arredamento contemporaneo per la progettazione e realizzazione di prototipi. In particolare modo realizza arredi e complementi prevalentemente costituiti in acciaio, come elemento da valorizzare nel suo aspetto naturale, grazie ad interventi di smerigliatura o ossidatura e verniciatura trasparente che ne esaltano le caratteristiche peculiari, rendendo percettibili linee pulite.
Le forme degli oggetti d'arredo presentati sono pensate e prodotte artigianalmente, senza per questo precluderne il naturale inserimento in dinamiche produttive seriali.
giovedì 9 settembre 2004
the other
“The
OTHER” darà vita a due progetti che forniranno
due punti di vista unici sul paesaggio domestico contemporaneo. Tali punti
di vista verranno espressi attraverso apparecchi domestici e spazi interni
che adducono a differenti valori rispetto a quelli che normalmente sono
accettati. In una mostra, proponendo due prospettive differenti, i designers
cercheranno di creare un nuovo spazio per il design, caratterizzato da
una chiara atmosfera e una forte critica sociale.
Entrambi i progetti si concentrano sulla creazione di oggetti il cui scopo è di generare una piattaforma di esperienze uniche, le quali riflettano la complessità della condizione umana contemporanea.
Nel caso di “Edgetown”, a cura di Shona Kitchen e Ben Hooker, gli oggetti daranno accesso ai piaceri più nascosti e viscerali di un mondo iperindustrializzato. In “Desire Management” a cura di Noam Toran, la casa è interpretata come l’ultima frontiera del privato, un luogo dove individui alienati si intrattengono in esperienze private discutibili, per mezzo di strumenti su misura.
I progetti cercano di identificare e prevedere le discrepanze tra un vivere in un ambiente urbano (esigenze fisiche) e le relative ramificazioni psicologiche. Un tentativo di rispondere a domande complesse attraverso proposte progettuali.
Come interagiamo con l’incessante mutamento del mondo urbano? Che ruolo hanno i prodotti e le architetture in tutto questo? Impariamo forse ad abbracciare e scovare attivamente la sporcizia e il rumore del paesaggio industrializzato, oppure indietreggiamo di fronte a ciò che ha da offrirci questo urbanismo, magari sviluppando riti che promuovono l’individualismo ma sfociano poi in comportamenti antisociali?
Entrambi i progetti si concentrano sulla creazione di oggetti il cui scopo è di generare una piattaforma di esperienze uniche, le quali riflettano la complessità della condizione umana contemporanea.
Nel caso di “Edgetown”, a cura di Shona Kitchen e Ben Hooker, gli oggetti daranno accesso ai piaceri più nascosti e viscerali di un mondo iperindustrializzato. In “Desire Management” a cura di Noam Toran, la casa è interpretata come l’ultima frontiera del privato, un luogo dove individui alienati si intrattengono in esperienze private discutibili, per mezzo di strumenti su misura.
I progetti cercano di identificare e prevedere le discrepanze tra un vivere in un ambiente urbano (esigenze fisiche) e le relative ramificazioni psicologiche. Un tentativo di rispondere a domande complesse attraverso proposte progettuali.
Come interagiamo con l’incessante mutamento del mondo urbano? Che ruolo hanno i prodotti e le architetture in tutto questo? Impariamo forse ad abbracciare e scovare attivamente la sporcizia e il rumore del paesaggio industrializzato, oppure indietreggiamo di fronte a ciò che ha da offrirci questo urbanismo, magari sviluppando riti che promuovono l’individualismo ma sfociano poi in comportamenti antisociali?
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