martedì 1 giugno 2004
Gianluca Sbrana "dipinti e macchine"
‘Sbarca in laguna…’! È il puntuale anagramma del nome di Gianluca Sbrana che giunge dalla Carrara dei bianchi marmi alla placida ebete ex Serenissima, scivola sullo specchio d’acqua paludosa della laguna, surfando con i piedi inforcati sulla sua tavolozza impastata dei colori tra i più acidi e cangianti. Un magma di tinte luminescenti, antitonali, fiondati senza mirare direttamente nell’iride che strabica l’occhio. Con i piedi ben piantati sulla tavolozza e la testa lassù chissàdove, tra le stelle del firmamento, il magma vulcanico dei colori s’impasta fino a mutar in quelle palline di gomma multicolore che impazzite rimbalzano all’interno della scatola cranica persa tra gl’aliti nuvolosi del crepuscolo. Immersa in quella luce al tramonto che sogna la luna da marte dì venerdì, fa passare le sue creature nella cruna d’un ago e fissate come una follia ripassata con cura certosina dalle spatole della lucidatrice si stagliano definite et definitive sulla superficie della tela. Nel suo “frigidare” conserva al fresco lezioni di “Cannibale” con tutto il “Il Male” tra il diabolico bene et religiose extasy. Con una mano impasta con Pazienza Mattioli e Scozzari, è Liberatore di Tamburini filtrato da Giacon e mescola il metodo “paranoico-critico” daliniano, suscettibile di sensibilità alla Bosh ma immerso nei paesaggi sublimi di Turner nella tonalità atmosferico-paesaggista giorgionesca. Mentre con l’altra mano smanetta il joipad in consolle, muove dinamismi da ultimo schema di video giochi surreali infantili, che di parvolo bambino mantengono solo la totale amoralità. Con una pittura manierata dal fare continuo, sviscera dalla cassa toracica della propria testa figure di ossessioni private che psichedeliche contorcono fantasmi del passato e mostre future. Come novello pinocchio che tra grilli muti e aniMalimorfici, si affascina di fronte a fatine morte con il colore cianotico della decomposizione della carne per farne un carnevale. Con una pennellata coriandolare si perde in cieli infestati da stellefilanti multicolore, che s’illuminano di luce propria al festival di carni in maschera al carnevale di Vaneggio. Dalle figure ricorrenti di pupazzi senza collo con la testa sospesa senza fili dalle nubi, alle fiammelle della resurrezzione della pittura inventa, mantenedo gli stessi ingredienti teletrasportati dal proprio personale pianeta, architetture inutili et installazioni ambientali.
Immerge nel buio cieco dell’oblio macchine e sculture imbevute nella tavolozza del cranio dove mischia acrilici fluorescenti e colori luminescenti inchiostrati nella mielina. Dipinge la tridimensionalità con sequenze cromatiche astratte, ripetute maniacalmente nell’ossessione della ripetizione, che viene illuminata dalla lampada di Wood (dal cognome del suo ideatore, il fisico statunitense Robert William Wood). Le lampade di Wood a vapori di mercurio, han la proprietà di filtrare la luce lasciando passare soltanto i raggi ultravioletti; la sua irradiazione è praticamente invisibile. Utilizzata nelle discoteche esalta: i fosfori lasciati dai detersivi nei tessuti, quello dello smalto dei denti, e così la forfora, che irradiata d’una straordinaria luminescenza giace sulle spalle a mo’ di splendido souvenir appena capovolto sceso dai capelli innevati. Ennesimo momento spettracolare, da affrontare con lo stesso ghigno sardonico della morte, con cui le creature dei quadri sono abituati a guardare il fruitore. Lo stesso ghigno dipinto in faccia al cadavere che muore dal ridere nell’attimo di still life al game over, animato in ‘cartone’ dalla luce nera e trattato con artifizio da diligenti pennellate svisate tra il pelo di cinghiale e la coda del mouse.
lunedì 29 marzo 2004
Rosanna Corro' "Colori in quadrati"
Grazie ad un appassionato lavoro di acquisizione delle tecniche artigianali di restauro, legatoria e marmorizzazione della carta, Rosanna Corrò ha raggiunto un livello di sapienza tecnica che le permette di sperimentare forme e tecniche proprie. Attraverso processi misteriosi, Rosanna rappresenta forme eteree e gassose, e la carta velina ne è lo strumento di rappresentazione, materia pura che conserva una memoria liquida. Dall’acqua ottiene l’aria.
Nella serie di veline presentate in questa mostra, l’artista propone un’esplosione colorata e imprevedibile di composizioni sempre diverse. La carta viene spogliata di peso e si fa nuvola, esplosione siderale o riflesso sull’acqua.
Ma il gioco non è solitario, l’artista, confezionando scatole da gioco che sono come degli scrigni preziosi, invita a comporre, a propria volta, rettangoli, linee, superfici con piastrelle quadrate di formati diversi, che s’incollano alle pareti, e sono finestre aperte sul cielo o scacchiere coloratissime, oppure rivestono tavoli, quaderni, oggetti che arredano la casa, rendendo funzionale il frutto della sua creatività.
Così Rosanna rappresenta la sua idea di leggerezza.
sabato 6 marzo 2004
Seby Ciucina "dipinti su cartone da imballaggio"
Seby Ciurcina lavora a Berlino, dove si è trasferito da Bologna, ma è
nato a Siracusa, e l'immagine del giovane pittore che attraversa l'Europa
haantichi riferimenti. Non con una valigia di cartone si è messo
in viaggio,
ma piena di cartoni, il povero e leggero materiale che ha deciso di usare come supporto per i suoi dipinti. Si tratta per lo più di ritratti di amici, delineati rapidamente sulla superficie marroncina con colori forti puri, a volte violenti.
Colori memori di esperienze pop, in mente Lichtenstein, Schifano, e maestri del fumetto come Pazienza e Pratt. Il gusto di soffermarsi sul volto, del resto è essenziale per un siciliano comprendere o comunque usare il
linguaggio degli occhi, senza paura di deformarlo anche, e l'esempio più amato è la ricerca di Bacon, quando è qualcosa di più nascosto che sta cercando nel modello. Schiacciati sulla superficie piatta del cartone, i personaggi si fanno timidi o sfrontati testimoni di un momento di passaggio
che rimane effimero, come un incontro fugace, uno stato d'animo, un'espressione del viso. Raccogliendo tasselli di esperienze altrui, il cammino di Ciurcina prende una direzione che porta sempre di più verso di sé, in un dipanare allegro e disordinato della sua personalità. In questo senso ludico e indagatore si pongono anche gli autoritratti, a volte seri efieri, oppure mascherati, o irriverenti e autoironici.
Sebastiano è un amico, e mi piace, Sebastiano in realtà si chiama Seby, proprio così, all'anagrafe, e a me ha sempre fatto ridere che un nome possa allungarsi invece che ridursi; Seby sa raccontare molto bene le cose, è ludico e pudico, giocoso e pensoso, e sa suonare la batteria di Ringo in playback in maniera sublime. La generosità che caratterizza Seby è l'esito felice della sua insaziabile curiosità, perché per raccontare bisogna tanto ascoltare, per giocare bisogna giocare e far giocare, guardare, ridere e
immaginare. Seby racconta anche con i colori, colori puri, netti, a volte violenti, in contrasto. Colori pop, flash, deep, cheap, a volte ammiccanti a volte scostanti irriverenti urtanti; soprattutto perché con questi colori Seby dipinge dei volti umani, anzi molto di più, dei volti di amici, dei ritratti di persone conosciute, amate, litigate e ritrovate. E può dare anche fastidio vederli rappresentati con quei gialli marroni blu rossi che pensi che sono cattivi o matti o brutti o…in realtà sono forse solo nudi,
sono loro sono veri. Cioè è la vera parte che Seby cerca in loro in quel momento, in loro, per ricomporre un puzzle di se stesso destinato a non avere fine, ogni tessello un lato del carattere di cui non si ha coscienza, magari un dubbio…
Gli amanti della vita in genere non si accontentano della propria, ne cercano altre in giro, nelle persone nei racconti e shakerando fondendo cambiando qualcosa un po’ le inglobano nella propria storia, e se lo si sa fare non se ne esce schizofrenici ma più allegri. E il supporto? Il supporto è importante, perché non li scolpisce mica sul marmo questi ritratti…usa il cartone, cenerentola delle superfici che usiamo per fare la spesa e i traslochi, che senza i colori di Seby ha il
tipico colore triste del cartone. E' leggero e trasportabile reperibile economico, ti fa fare tutte le prove che vuoi, se non ti piacciono le butti via, attacchi un pezzo all'altro se vuoi una cosa lunga, lo rileghi se vuoi un libro, lo costruisci se vuoi la tridimensione; certo ha una durata nel tempo limitata, ma come dice Conan il barbaro, Cosa vuoi vivere in eterno?
E in fondo tutt'altro che eterni sono tanti incontri ed episodi della vita espressioni umori…
ma piena di cartoni, il povero e leggero materiale che ha deciso di usare come supporto per i suoi dipinti. Si tratta per lo più di ritratti di amici, delineati rapidamente sulla superficie marroncina con colori forti puri, a volte violenti.
Colori memori di esperienze pop, in mente Lichtenstein, Schifano, e maestri del fumetto come Pazienza e Pratt. Il gusto di soffermarsi sul volto, del resto è essenziale per un siciliano comprendere o comunque usare il
linguaggio degli occhi, senza paura di deformarlo anche, e l'esempio più amato è la ricerca di Bacon, quando è qualcosa di più nascosto che sta cercando nel modello. Schiacciati sulla superficie piatta del cartone, i personaggi si fanno timidi o sfrontati testimoni di un momento di passaggio
che rimane effimero, come un incontro fugace, uno stato d'animo, un'espressione del viso. Raccogliendo tasselli di esperienze altrui, il cammino di Ciurcina prende una direzione che porta sempre di più verso di sé, in un dipanare allegro e disordinato della sua personalità. In questo senso ludico e indagatore si pongono anche gli autoritratti, a volte seri efieri, oppure mascherati, o irriverenti e autoironici.
Sebastiano è un amico, e mi piace, Sebastiano in realtà si chiama Seby, proprio così, all'anagrafe, e a me ha sempre fatto ridere che un nome possa allungarsi invece che ridursi; Seby sa raccontare molto bene le cose, è ludico e pudico, giocoso e pensoso, e sa suonare la batteria di Ringo in playback in maniera sublime. La generosità che caratterizza Seby è l'esito felice della sua insaziabile curiosità, perché per raccontare bisogna tanto ascoltare, per giocare bisogna giocare e far giocare, guardare, ridere e
immaginare. Seby racconta anche con i colori, colori puri, netti, a volte violenti, in contrasto. Colori pop, flash, deep, cheap, a volte ammiccanti a volte scostanti irriverenti urtanti; soprattutto perché con questi colori Seby dipinge dei volti umani, anzi molto di più, dei volti di amici, dei ritratti di persone conosciute, amate, litigate e ritrovate. E può dare anche fastidio vederli rappresentati con quei gialli marroni blu rossi che pensi che sono cattivi o matti o brutti o…in realtà sono forse solo nudi,
sono loro sono veri. Cioè è la vera parte che Seby cerca in loro in quel momento, in loro, per ricomporre un puzzle di se stesso destinato a non avere fine, ogni tessello un lato del carattere di cui non si ha coscienza, magari un dubbio…
Gli amanti della vita in genere non si accontentano della propria, ne cercano altre in giro, nelle persone nei racconti e shakerando fondendo cambiando qualcosa un po’ le inglobano nella propria storia, e se lo si sa fare non se ne esce schizofrenici ma più allegri. E il supporto? Il supporto è importante, perché non li scolpisce mica sul marmo questi ritratti…usa il cartone, cenerentola delle superfici che usiamo per fare la spesa e i traslochi, che senza i colori di Seby ha il
tipico colore triste del cartone. E' leggero e trasportabile reperibile economico, ti fa fare tutte le prove che vuoi, se non ti piacciono le butti via, attacchi un pezzo all'altro se vuoi una cosa lunga, lo rileghi se vuoi un libro, lo costruisci se vuoi la tridimensione; certo ha una durata nel tempo limitata, ma come dice Conan il barbaro, Cosa vuoi vivere in eterno?
E in fondo tutt'altro che eterni sono tanti incontri ed episodi della vita espressioni umori…
domenica 15 febbraio 2004
Emma Lumley "gioielli"
Se
pensate che il nome di Emma Lumey vi sia familiare allora significa che
quando andate al cinema vi fermate fino alla fine dei titoli di coda. Il
nome di questa simpatica ragazza della Nuova Zelanda è infatti citato
all'interno del Signore degli Anelli.
Lumley è la creatrice del fermaglio che portava Galandriel durante il primo episodio, La Compagnia dell'anello, ha poi ideato sia le spille degli uomini nell'episodio Le Due Torri che le corone sfoggiate da Arwen e Aragorn nell'ultima parte, Il Ritorno del Re. Naturalmente allo stato attuale non c'è una grossa richiesta di corone al di fuori dallo schermo e proprio per questo Emma crea orecchini, braccialetti e collane.
Lumley è la creatrice del fermaglio che portava Galandriel durante il primo episodio, La Compagnia dell'anello, ha poi ideato sia le spille degli uomini nell'episodio Le Due Torri che le corone sfoggiate da Arwen e Aragorn nell'ultima parte, Il Ritorno del Re. Naturalmente allo stato attuale non c'è una grossa richiesta di corone al di fuori dallo schermo e proprio per questo Emma crea orecchini, braccialetti e collane.
| Il suo lavoro è per certi versi un richiamo alla tradizione celtica o comunque ad uno stile organico-naturalistico, bellissime sono le sue margheritine d'argento, ma allo stesso tempo alcuni pezzi si discostano completamente da questo stile raggiungendo una purezza di forme quasi astratta. "Tendo a non lavorare a collezioni che hanno un tema preciso perchè ciò potrebbe restringere il mio stile ed il mio campo d'azione", dice Emma. | ||||||||||
sabato 13 dicembre 2003
Giovanni Pancino e Alessandra Rossi "fotografie"
Un viaggiatore rimane sempre un po' in disparte nei suoi viaggi e cerca sempre dei momenti in cui di potersi ricreare un luogo artificialmente familiare dove potersi sentire a casa; una stanza d'albergo dove anche per un solo giorno tira fuori dalla valigia una foto dei suoi cari o una casa presa in affitto per qualche mese che piano piano assomiglia sempre di più al luogo che ha lasciato. Anche le persone che incontra, i visi in cui cerca di trovare una somiglianza, hanno inconsciamente un legame con quello che ha lasciato.
sabato 11 ottobre 2003
Jim Hake
Jim
Hake
11 -25 ottobre 2003
Le lezioni di vita al negativo dello scultore Jim Hake (americano di nascita ma torinese per amore) si articolano in una mostra composta di 12 pezzi, realizzati nell’arco degli ultimi due anni. Coraggiosamente figurative, classiche nei materiali ma paradossali e inconsuete nella composizione, le sculture che popolano l’allestimento ci presentano uno strana folla di individui intrappolati in situazioni critiche che sfuggono al loro controllo. Liberamente ispirate a fatti e personaggi stesso liriche e ironiche, vittime ma molto spesso anche artefici del sortilegio che le tiene intrappolate. E’ questo il caso della donna di Oltremare impiccata dai suoi lunghi capelli azzurri, di Narciso imprigionato dall’eco, della sirena immersa in un mare di scarpe o del Pescatore sommerso dai flutti. Le figure di Hake, però non sono mai vittime impotenti e passive, in quanto le loro “trappole” spesso si tramutano in elementi positivi che fanno emergere l’individuo dall’empasse. I questo senso, i capelli sono anche una corda che salva dal vortice, il pesce una boa che tiene a galla, l’eco una corona/aureola che illumina il volto e la caduta un tuffo da affrontare a testa prima.
Utilizzando il colore quale costituente significativo dell’opera Hake crea una tensione costante tra volumi e superfici che contribuisce ad aumentare il mistero e il lirismo delle immagini
Simboli personali, parole e frasi costituiscono l’orizzonte di significato entro cui si collocano figure enigmatiche che coinvolgono il pubblico in un dialogo introspettivo e profondo.
per ulteriori info visita il sito personale di Jim Hake. www.sculpt.it
Le lezioni di vita al negativo dello scultore Jim Hake (americano di nascita ma torinese per amore) si articolano in una mostra composta di 12 pezzi, realizzati nell’arco degli ultimi due anni. Coraggiosamente figurative, classiche nei materiali ma paradossali e inconsuete nella composizione, le sculture che popolano l’allestimento ci presentano uno strana folla di individui intrappolati in situazioni critiche che sfuggono al loro controllo. Liberamente ispirate a fatti e personaggi stesso liriche e ironiche, vittime ma molto spesso anche artefici del sortilegio che le tiene intrappolate. E’ questo il caso della donna di Oltremare impiccata dai suoi lunghi capelli azzurri, di Narciso imprigionato dall’eco, della sirena immersa in un mare di scarpe o del Pescatore sommerso dai flutti. Le figure di Hake, però non sono mai vittime impotenti e passive, in quanto le loro “trappole” spesso si tramutano in elementi positivi che fanno emergere l’individuo dall’empasse. I questo senso, i capelli sono anche una corda che salva dal vortice, il pesce una boa che tiene a galla, l’eco una corona/aureola che illumina il volto e la caduta un tuffo da affrontare a testa prima.
Utilizzando il colore quale costituente significativo dell’opera Hake crea una tensione costante tra volumi e superfici che contribuisce ad aumentare il mistero e il lirismo delle immagini
Simboli personali, parole e frasi costituiscono l’orizzonte di significato entro cui si collocano figure enigmatiche che coinvolgono il pubblico in un dialogo introspettivo e profondo.
per ulteriori info visita il sito personale di Jim Hake. www.sculpt.it
sabato 13 settembre 2003
Billy
Billy
13 settembre - 5 ottobre 2003
8 artisti olandesi in una mostra pazza ed in continua evoluzione giocheranno con gli spazi e con il pubblico per reinventarsi ogni tre giorni una nuova esposizione.
Dal 13 settembre al 05 ottobre a Spiazzi c’è Billy, un gruppo di artisti olandesi di Den Haag. La sala espositiva di Campo S.Martino ospita questi giovani nel tentativo di creare un legame con un collettivo che in alcune modalità ricalca lo stile dei componenti di Spiazzi di Venezia.Billy nasce nel 2002 da una precedente esperienza durata due anni e denominata LAK, dove un gruppo di giovani crea vari atelier in uno stabile appartenuto ad una banca, che poco dopo si riprende l’edificio.
A Rijswijk, nella periferia industriale di Den Haag alcuni dei fondatori di Billy trovano un’altra fabbrica dismessa e ne ricavano sei atelier di circa duecento metri quadri ciascuno. Va sottolineato che in Olanda, come in altri Paesi del Nord Europa esiste una legge sugli immobili che permette di “occupare” un immobile disabitato da più di un anno; Billy, ci tengono a sottolineare i suoi componenti, non appartiene al movimento degli squatter, il gruppo infatti paga un regolare affitto, anche se simbolico, ai proprietari della fabbrica.
Perché nasce Billy e come nasce ce lo racconta Marius, uno degli ideatori del “Logo”. Racconta Marius:” in un documentario sul football americano che ho visto qualche tempo fa c’era un ragazzo immobile al centro del campo che urlava offese verso l’allenatore che lo voleva richiamare in panchina, quel giovane giocatore che per nessun motivo vuole uscire si chiamava con quel nome, Billy.Billy nasce per un motivo ben chiaro, la necessità di mostrare qualcosa in un posto che non offre sufficienti spazi a dei giovani che vogliono esprimersi, Den Haag come dichiarano i componenti del gruppo, è piena di musei e gallerie ma i giovani che propongono cose nuove non hanno accesso a questi spazio cosiddetti istituzionali. Giocoforza Billy si autopromuove nel proprio spazio, un open space di quasi duemila metri quadri che già dalla sua inaugurazione vede la presenza di quasi mille persone (un successo di pubblico così eclatante la dice lunga sulla necessità di aprire e rinnovare gli spazi).
Il prossimo febbraio lo spazio di Rijswijk ospiterà il quarto contest “Billytown” organizzato da Billy che vedrà presenti più di venti artisti provenienti da diverse parti del mondo; gli organizzatori sono a Venezia anche per invitare alcuni artisti italiani che vogliono esporre in quell’occasione.Proprio per cercare nuove collaborazioni Spiazzi e Billy in collaborazione con l’Archivio Giovani Artisti del Comune di Venezia organizzano per martedì 30 settembre alle 18.00 un primo incontro aperto agli artisti nella sede di Campo S.Martino. Si confronteranno esperienze e si potranno fare domande a questi giovani che riescono a “fare arte” per professione grazie a leggi che in Olanda tutelano le varie forme artistiche con finanziamenti che non ti fanno morire di fame come succede in Italia. Billy a Venezia è finanziato da STROOM (l'Art Center di Den Haag)che supporta gli artisti residenti nella capitale olandese, altro sponsor è Homemade Cookies uno studio di grafica che ha anche avuto l’idea di associare l’immagine della birra Heineken a Billy Venezia.
La scelta di piazzare le insegne luminose di birra sul canale che passa davanti a Spiazzi spiazza i visitatori! Heineken è solo un’icona che richiama immediatamente all’Olanda ma nulla di più come testimonia Arnould: “non è uno sponsor anche se ci ha regalato qualche migliaio di sottobicchieri." I ragazzi hanno usato il retro del cartoncino per promuovere l’iniziativa.Per finire, appuntamento ogni sabato alle 19.00 dato che la scelta degli artisti di Billy è quella di incontrare la gente e di fare festa almeno una volta la settimana, con nuove opere e con una diversa ambientazione.
8 artisti olandesi in una mostra pazza ed in continua evoluzione giocheranno con gli spazi e con il pubblico per reinventarsi ogni tre giorni una nuova esposizione.
Dal 13 settembre al 05 ottobre a Spiazzi c’è Billy, un gruppo di artisti olandesi di Den Haag. La sala espositiva di Campo S.Martino ospita questi giovani nel tentativo di creare un legame con un collettivo che in alcune modalità ricalca lo stile dei componenti di Spiazzi di Venezia.Billy nasce nel 2002 da una precedente esperienza durata due anni e denominata LAK, dove un gruppo di giovani crea vari atelier in uno stabile appartenuto ad una banca, che poco dopo si riprende l’edificio.
A Rijswijk, nella periferia industriale di Den Haag alcuni dei fondatori di Billy trovano un’altra fabbrica dismessa e ne ricavano sei atelier di circa duecento metri quadri ciascuno. Va sottolineato che in Olanda, come in altri Paesi del Nord Europa esiste una legge sugli immobili che permette di “occupare” un immobile disabitato da più di un anno; Billy, ci tengono a sottolineare i suoi componenti, non appartiene al movimento degli squatter, il gruppo infatti paga un regolare affitto, anche se simbolico, ai proprietari della fabbrica.
Perché nasce Billy e come nasce ce lo racconta Marius, uno degli ideatori del “Logo”. Racconta Marius:” in un documentario sul football americano che ho visto qualche tempo fa c’era un ragazzo immobile al centro del campo che urlava offese verso l’allenatore che lo voleva richiamare in panchina, quel giovane giocatore che per nessun motivo vuole uscire si chiamava con quel nome, Billy.Billy nasce per un motivo ben chiaro, la necessità di mostrare qualcosa in un posto che non offre sufficienti spazi a dei giovani che vogliono esprimersi, Den Haag come dichiarano i componenti del gruppo, è piena di musei e gallerie ma i giovani che propongono cose nuove non hanno accesso a questi spazio cosiddetti istituzionali. Giocoforza Billy si autopromuove nel proprio spazio, un open space di quasi duemila metri quadri che già dalla sua inaugurazione vede la presenza di quasi mille persone (un successo di pubblico così eclatante la dice lunga sulla necessità di aprire e rinnovare gli spazi).
Il prossimo febbraio lo spazio di Rijswijk ospiterà il quarto contest “Billytown” organizzato da Billy che vedrà presenti più di venti artisti provenienti da diverse parti del mondo; gli organizzatori sono a Venezia anche per invitare alcuni artisti italiani che vogliono esporre in quell’occasione.Proprio per cercare nuove collaborazioni Spiazzi e Billy in collaborazione con l’Archivio Giovani Artisti del Comune di Venezia organizzano per martedì 30 settembre alle 18.00 un primo incontro aperto agli artisti nella sede di Campo S.Martino. Si confronteranno esperienze e si potranno fare domande a questi giovani che riescono a “fare arte” per professione grazie a leggi che in Olanda tutelano le varie forme artistiche con finanziamenti che non ti fanno morire di fame come succede in Italia. Billy a Venezia è finanziato da STROOM (l'Art Center di Den Haag)che supporta gli artisti residenti nella capitale olandese, altro sponsor è Homemade Cookies uno studio di grafica che ha anche avuto l’idea di associare l’immagine della birra Heineken a Billy Venezia.
La scelta di piazzare le insegne luminose di birra sul canale che passa davanti a Spiazzi spiazza i visitatori! Heineken è solo un’icona che richiama immediatamente all’Olanda ma nulla di più come testimonia Arnould: “non è uno sponsor anche se ci ha regalato qualche migliaio di sottobicchieri." I ragazzi hanno usato il retro del cartoncino per promuovere l’iniziativa.Per finire, appuntamento ogni sabato alle 19.00 dato che la scelta degli artisti di Billy è quella di incontrare la gente e di fare festa almeno una volta la settimana, con nuove opere e con una diversa ambientazione.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Castello 3865 - 30122 Venezia +393497343853 - infospiazzi(at)gmail.com





